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I viaggi di Gio. da Mandavilla (Complete)

9781465635730
311 pages
Library of Alexandria
Overview
Poche letture son più gradevoli, a parer mio, delle narrazioni di viaggi; le quali, oltre al diletto che arrecano, tornerebbero eziandio utilissime per le notizie che ci porgono de' luoghi a noi sconosciuti, de' varii costumi delle genti e delle svariate e strane regioni del mondo, se non vi fossero a larga mano tante favole mescolate, da isgradarne talvolta i più fertili romanzi che ci abbiamo. Radi son coloro, che di simili materie trattarono, che ne vadano al tutto esenti; chè se cotesto difetto abbonda ne' primi nostri scrittori, è pur comunissimo eziandio ne' moderni, i quali fra alcune verità ci raccontano tante capricciose bugie, da penar molto a prestar fede infino a quello, che pur di prima giunta ci si appresenterebbe non inverisimile. Passandomi affatto de' moderni, de' quali non è qui luogo tener ragione, toccherò brevemente de' principali fra gli antichi, che, o scrissero in origine nel volgar nostro, o in esso traslatarono viaggi altrui; i quali se pure largheggiarono di menzogne, se per bene non sono aggiustati in geografia, in istoria; se errarono di nomenclature, e così va dicendo, serbarono tuttavia quella eleganza e proprietà di linguaggio, e quella ingenuità e semplicità di narrare, che indarno o rado si cercherebbero negli scrittori da poi. Il primo libro di simil fatta che noi abbiamo in volgare e de' più famosi è senza dubbio il Milione di Marco Polo, il quale intraprese il suo viaggio nel 1272 o circa. Quell'opera, tradotta dal francese nel nostro idioma, come prova il ch. sig. prof. cav. Adolfo Bartoli nella sua dotta Prefazione anteposta alla ristampa che di quell'aureo volume fece il Le Monnier nel 1863, riguardasi la più antica e la più importante tra le descrizioni di viaggi nell'età di mezzo, che ci abbiamo in volgare. A cotesta, per cronologia procedendo, tien dietro il breve Itinerario ai paesi Orientali di fra Riccoldo da Monte di Croce, religioso domenicano, che lo scrisse verso la fine del sec. XIII in lingua latina, volgarizzato poscia nel 1350, o in quel torno da Anonimo. Il beato Odorico da Pordenone nel Friuli vien terzo per ordine di tempi, il quale ci descrisse un suo Pellegrinaggio nel 1318. Vogliono alcuni che egli il dettasse in lingua volgare, e ne adducono buone ragioni, ma prove più sufficienti assai contraddicono alla prima asserzione, e inducono a credere che l'originale suo fosse propriamente dettato in lingua latina, e da questa tradotto da Anonimo non molto dopo. La qual versione fu poi resa di pubblico diritto in Pesaro per Girolamo Soncino nel 1513 col titolo di: Odorichus de rebus incognitis; libretto oggi irreperibile: una parte fu da me posta fuori, secondo codd. Riccardiani, Magliabec. e Palatini, nel 1866. Il quarto finalmente si è Giovanni da Mandavilla, uno de' più copiosi fra gli antichi, che imprese i suoi viaggi nel 1322. Onde, quantunque ei non sia da riporre tra gli scrittori nazionali, tuttavia avendosi del suo libro una buona traslazione volgare, anzi un rifacimento e una larga parafrasi dell'originale, fatta, per mio avviso, sul finire del sec. XIV o al più sul cominciare del susseguente XV, parmi in certo modo debbasi considerare quasi lavoro italiano; avvenendo per poco in tali casi come d'una pianta esotica trapiantata sul nostro suolo, la quale, quantunque di provenienza straniera, pur col tempo, educata e allevata nel nostro clima, diventa indigena e di natura nostrale; onde io intendo collocarlo tra le descrizioni presso che originali che abbiamo nella nostra letteratura; sicchè mi confido, che niuno vorrà imputarmelo a colpa.